13/11/2010 Ritorno dal passato di Patrizia Sommella
Ritorno dal passato
Virginia Monteverde aveva già da tempo sottoposto ad una personale re-visione critica la più conosciuta delle sculture di Boccioni Forme uniche nella continuità dello spazio – o della continuità nello spazio come si legge in molti testi - o meglio ne aveva in qualche modo alterato la percezione visiva, sottolineando, attraverso le sue consuete distorsioni cromatiche, quella dimensione temporale che il futurista aveva “bloccato” nell’istante di massima persistenza delle forme.
Partendo dunque dal disfacimento delle turgide e metamorfiche superfici di una delle infinite - possibili - immagini di tale scultura, la Monteverde ne ha voluto dare una declinazione al femminile, una sfida allettante in perfetta congruità con il suo lavoro artistico e sociale.
Ha realizzato infatti al Palazzo della Borsa, nell’ambito del Festival dell’Eccellenza al femminile in svolgimento a Genova, una suggestiva video-istallazione, che ha battezzato Gilania, uno schermo su cui, come una Daphne al contrario, il bel corpo nudo di una giovane donna si offre all’aria e alla vita, liberandosi lentamente dalla scorza della potente creatura in movimento e in divenire, che la racchiudeva soffocandola.
Sulla pelle chiara e luminosa ancora qualche traccia di materia greve e scura, residuo sporco della sua schiavitù, della oppressione misogina, della brutalità fisica, della apparente protezione.
La sua posa è audace e volitiva come quella di una Nike, esuberante ed univoca risposta - estetica ed etica - alla creatura di Boccioni, affatto maschile - a ben considerare l’arte del Maestro, incentrata proprio sulla figura femminile e quella della madre per giunta - ma che, forse a causa di quella sua innegabile ipertrofica muscolatura, divenne emblema di maschilismo, strumentalizzata da una propaganda che aveva bisogno della forza e della potenza virile per la sua rovinosa “igiene del mondo”.
Interpretazione critica decisamente femminista dunque quella di Virginia Monteverde o provocazione culturale, che fa riflettere sulla paura dell’uomo, sulla sua latente invidia di quella – per lui inaccessibile - potenza creatrice, incarnata nelle corpulente statuette di pietra della Dea Madre o nelle Dee dei Serpenti cretesi cui fa seguito la stessa Vergine Maria, quando schiaccia la testa del rettile Satana?
C’è il vagheggiamento di una società perfetta in cui, come dice la lavandaia ne “La Gatta Cenerentola” di De Simone “per stare bene non dovrebbero starci né uomini né femmine”?
O c’è ancora, neanche troppo larvata, la denuncia degli abusi, degli stupri, delle lapidazioni e delle prigionie che forse oggi più che mai costringono la donna ad accontentarsi di non dispiacere all’uomo o ad illudersi di volerlo compiacere?
Letture multiple e convergenti, quelle offerte dall’opera della Monteverde, che stuzzicano dibattito multidisciplinare, che solleticano orecchi sensibili a studi di storia, arte e filosofia ma anche sociologia e politica, in una koiné intellettuale stimolante che generi domande, non necessariamente risposte appiattite da effimeri quanto stucchevoli, confronti esegetici o semantici.
L’arte visiva di VM si avvale di semplici ed efficaci ponti gettati da un punto lontanissimo della storia antica – forse mitica - a luoghi inesplorati di questa contemporanea, senza violenza, senza intolleranza, senza rabbia.
Al contrario con la dolcezza, la seduzione, la determinazione ed il coraggio di una splendente Gilania post-moderna.


